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Personal branding, perché è importante per i liberi professionisti

Siamo abituati ad associare il concetto di branding a compagnie come Apple o Coca Cola, ma puntare sulla propria identità è la strada vincente anche per chi esercita la libera professione.

Il branding non è solo per le aziende

Il motivo per cui le aziende investono nella attività di branding è il desiderio di rendersi riconoscibili agli occhi del pubblico e di distinguersi rispetto alla concorrenza. Le stesse necessità contraddistinguono chi si trova a competere in un settore dove si moltiplica continuamente l’offerta, come quello delle libere professioni: in Italia i lavoratori autonomi rappresentano infatti oltre il 23,3% degli occupati totali, la percentuale più alta di tutta Europa. In un mercato così competitivo, la capacità di rendersi visibili e riconoscibili rispetto alla concorrenza diventa determinante. E imparare a promuovere se stessi come un brand, usando le stesse tecniche e strategie di comunicazione, può fare la differenza per raggiungere tanto il successo professionale che i propri obiettivi di guadagno.

Ma cosa si intende per branding quando si parla di liberi professionisti? Se il tradizionale concetto di branding aziendale si sviluppa attorno alle caratteristiche che rendono una compagnia unica, il personal branding si basa sulle specifiche competenze ed esperienze del professionista, che lo rendono diverso e unico. In altre parole, il personal branding mira a mettere in luce le qualità individuali del professionista, le sue aree di specializzazione, i risultati da lui ottenuti, ma anche il suo personale approccio al lavoro e al cliente.

 

Personal branding per liberi professionisti, da dove cominciare?

Come abbiamo avuto occasione di sottolineare in un precedente post dedicato al branding aziendale, per costruire una solida immagine è necessario individuare i propri punti di forza e conoscere bene sia il proprio pubblico di riferimento che la concorrenza. Per questo, il primo passo per i professionisti interessati al personal branding deve essere quello di definire i propri obiettivi professionali e individuare le caratteristiche che li rendono unici. Le capacità e le competenze di un professionista sono indubbiamente i suoi principali punti di forza, ma un particolare tipo di esperienza professionale o specifiche conoscenze specialistiche possono differenziarlo da tutti gli altri appartenenti alla stessa categoria. Pensiamo a un commercialista che ha lavorato all’estero per anni e ha acquisito specifiche competenze nell’ambito del sistema fiscale europeo: puntare su queste caratteristiche gli permetterà di distinguersi dagli altri consulenti fiscali e di raggiungere un pubblico maggiormente interessato ai servizi che propone.

Conoscere il proprio pubblico di riferimento è fondamentale quanto conoscere se stessi ed è perciò importante dedicare tempo e attenzione a elaborare un profilo dettagliato dei propri potenziali clienti. Questo perché investire risorse nel rendersi visibili a un pubblico generico (che in maggioranza non è interessato alle prestazioni offerte) è assai meno efficace di puntare ad acquisire visibilità in un nicchia di mercato. Per riprendere l’esempio del nostro commercialista, mettere in evidenza le competenze linguistiche acquisite all’estero gli permetterà di essere trovato più facilmente dai potenziali clienti stranieri, certamente più interessati alla consulenza di un esperto in fiscalità internazionale rispetto all’utente italiano medio.

Per promuovere il proprio brand e rafforzare la propria immagine professionale è necessario operare su più canali contemporaneamente: un sito web dedicato all’attività professionale con contenuti di qualità, un blog focalizzato su argomenti interessanti per il pubblico di riferimento e profili social su network come LinkedIn, Facebook e Twitter. È importante ricordare che la scelta delle piattaforme da utilizzare deve essere dettata dal pubblico di riferimento, in altre parole dobbiamo capire quali sono i network più utilizzati dai nostri potenziali clienti e quale tipologia di contenuti si adatta meglio a quel tipo di canali.

È infatti importantissimo saper scegliere il canale giusto per ciascun tipo di contenuto: mentre il sito personale è perfetto per dare al pubblico informazioni dettagliate su di noi e sulle nostre competenze professionali, il blog è più adatto a ospitare approfondimenti su tematiche che ci permettano di mettere in luce le nostre competenze e aumentare la nostra credibilità. Per quanto riguarda i post sui vari social network, i contenuti dovrebbero focalizzarsi sui temi di interesse per il pubblico di riferimento: commenti a notizie rilevanti per il settore in cui si opera, ad esempio, o consigli su temi relativi al proprio ambito professionale rappresentano un valore aggiunto per chi visita il profilo e e per i potenziali clienti.

Non dimentichiamo infine di dedicare particolare attenzione all’aspetto visivo, perché per costruire un’immagine solida è fondamentale che la presenza online sia coerente e riconoscibile, a partire dalla veste grafica: logo, colori, fotografie devono essere coordinati e pensati per esaltare la nostra identità di brand. Ad assicurare riconoscibilità alle marche più note è spesso proprio la memorabilità del loro carattere visivo e nell’ambito del personal branding le cose non sono diverse: foto, video e loghi di qualità possono giocare un ruolo fondamentale nel proiettare un’immagine professionale e renderci indimenticabili.

 

 

 

 

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Giulia Bertani

Giulia Bertani è Assistente Marketing presso Segretaria24.it. In questo blog si occupa di temi di interesse per liberi professionisti e imprenditori che desiderano migliorare la propria produttività e ampliare il proprio portfolio clienti.

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