due persone che ridono davanti al pc

Lo smart work conquista i professionisti

Una nuova ricerca dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano getta luce sulla diffusione e sull’impatto dello smart work nell’ambito degli studi professionali.

Smart work sempre più diffuso fra commercialisti e avvocati

Secondo quanto emerso dallo studio Professionisti e Innovazione Digitale, condotto dall’Osservatorio e presentato dall’ODCEC in occasione della “Settimana del Lavoro Agile” 2019, gli studi professionali sono uno dei settori più sensibili al cambiamento digitale e più aperti a nuove forme di organizzazione del lavoro. Lo studio, condotto su un campione di oltre 4.000 studi professionali distribuiti su tutto il territorio nazionale, ha rivelato che il ricorso allo smart work è in aumento soprattutto fra i commercialisti: il 51% degli studi consente infatti di lavorare in mobilità (anche se solo il 22% estende questo diritto anche ai dipendenti) e il 24% dichiara di avere intenzione di adottare lo smart work come modalità lavorativa in futuro. Fra gli avvocati e i consulenti legali la percentuale di studi professionali che permettono lo smart work è del 49%, ma solo il 7% dà questa possibilità ai dipendenti. Anche fra i consulenti del lavoro gli studi smart si attestano sul 49%, con un 22% di studi che offrono questa opzione anche ai dipendenti. Sebbene la possibilità di lavorare in modalità smart sia di solito offerta ai soli professionisti, i dati dell’Osservatorio evidenziano che una significativa percentuale di studi professionali conta dipendenti che lavorano regolarmente da remoto: i lavoratori da remoto sono presenti nel 5%  degli studi dei commercialisti, nel 4% degli studi legali e dei consulenti del lavoro e nel 6% degli studi professionali multidisciplinari.

 

L’impatto dello smart work sui professionisti

Uno degli obiettivi dello studio è stato anche capire come l’adozione dello smart work si ripercuotesse sugli studi professionali, in termini di svantaggi e benefici. Grazie ai dati raccolti tramite un questionario sottoposto a un campione di titolari di studi professionali, l’Osservatorio ha scoperto che lo smart work rappresenta un vantaggio in quasi tutti i comparti, dalla qualità delle prestazioni alla produttività. Le risposte degli intervistati hanno infatti evidenziato una crescita media della produttività del 44% e un aumento del 37% nei livelli di autonomia, che hanno portato a una maggiore efficacia complessiva (+33%) e a una migliore gestione delle urgenze (+27%). L’unico dato negativo è quello che riguarda la concentrazione: il 15% degli intervistati ritiene che smart work abbia causato un aumento delle distrazioni e un peggioramento delle difficoltà di concentrazione. Tuttavia, secondo l’autore della ricerca, professor Caludio Rorato, i problemi di concentrazione sono spesso legati all’ambiente nel quale ci si trova a lavorare (casa, co-working, ecc.) piuttosto che alla natura stessa dello smart work.

 

I requisiti per una buona gestione dello smart work in studio

Dotazione tecnologica – Lo smart work necessita di appoggiarsi a una quantità di servizi digitali tali da richiedere infrastrutture e strumenti specifici: connessioni veloci, server adeguati alle necessità di elaborazione dati, software per l’archiviazione digitale a norma di legge e un’adeguata dotazione per il personale (smartphone, notebook, VPN, ecc.)

Sicurezza informatica Proprio perché lo smart work si serve principalmente di strumenti digitali, l’attenzione alla cybersicurezza deve essere massima: la necessità di accedere, condividere e archiviare documenti in cloud rende più che mai importante adottare misure di sicurezza informatica che siano in grado di proteggere il sistema dalle intrusioni e dai potenziali attacchi .

Organizzazione del lavoro Poiché la modalità di lavoro smart garantisce un maggiore livello di autonomia, è indispensabile adattare le strutture organizzative esistenti al lavoro smart: questo potrebbe comportare una ristrutturazione dei ruoli e delle procedure, ma potrebbe anche voler dire ripensare l’approccio alla gestione del lavoro da parte tanto dei professionisti che dei loro dipendenti. Soprattutto nelle prime fasi di adozione sarà quindi necessario rendere chiare sia le aspettative che le linee guida metodologiche che si vogliono adottare.

Gestione delle comunicazioni Condividere gli spazi e i tempi di lavoro rende più facile comunicare istantaneamente con quanti collaborano a uno stesso progetto o scambiarsi informazioni fra colleghi, per questo in caso di lavoratori che operano da remoto è necessario incoraggiare attivamente la comunicazione e assicurarsi che sia il più semplice e immediata possibile. Piattaforme come Slack, Trello, Basecamp o Microsoft Teams sono pensate proprio per facilitare la condivisione e lo scambio fra colleghi che lavorano in remoto e possono essere la soluzione più pratica per gli studi professionali che adottano la filosofia del lavoro agile.

Incontri periodici di valutazione Lo smart work determina necessariamente un aumento dell’autonomia e una riduzione dei vincoli sia per i professionisti che per i dipendenti, ma questo non significa che non sia possibile monitorare la produttività e l’efficacia degli smart worker : prevedere incontri a cadenza regolare, in cui confrontare la congruità dei risultati ottenuti con le ore lavorate e ridefinire gli obiettivi, aiuta a guidare gli sforzi senza influire negativamente sulla motivazione e le possibilità di autogestione del lavoro.

 

 

 

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Giulia Bertani

Giulia Bertani è Assistente Marketing presso Segretaria24.it. In questo blog si occupa di temi di interesse per liberi professionisti e imprenditori che desiderano migliorare la propria produttività e ampliare il proprio portfolio clienti.

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