Blog e Social Media: i nuovi strumenti professionali degli Avvocati

Segnatevi questa data: il 2013 è l’anno in cui per la prima volta l’utilizzo dei social media appare come una tendenza dominante anche nel mondo dei professionisti legali. A dirlo sono i risultati della prima ricerca mai condotta in questo settore e promossa a partire dal 2010 dalla collaborazione tra ZeughauserGroup, InsideCounsel e Greentarget.

Lo studio di quest’anno (2013 In-House Counsel New Media Engagement Survey), apparso qualche giorno fa sul sito di InsideCounsel e ancora inedito in italiano, mostra che indipendentemente dalle fasce di età i professionisti del settore forense iniziano a trarre vantaggio dall’utilizzo dei nuovi media. A mano a mano che LinkedIn e i blog accrescono la loro credibilità e reputazione online, sempre più spesso gli avvocati e i giuristi d’impresa accedono a questi strumenti per motivi professionali, in particolare per reperire e filtrare informazioni utili all’esercizio della professione, rafforzare le relazioni professionali e scegliere gli avvocati e gli studi legali esterni ai quali affidarsi in caso di necessità.

Per consultare gratuitamente i risultati completi dello studio in italiano si può visistare il sito di Segretaria24.it e scaricare gratuitamente il file Social Media per professionisti legali in formato pdf. 

Nel frattempo ecco un’anteprima dei dati più significativi della ricerca, che non tarderanno ad avere ripercussioni sull’esercizio della professione forense a livello internazionale:

1. Blog di professionisti legali ben curati influenzano l’assunzione di avvocati esterni:

Il 70% dei giuristi intervistati attribuisce una certa importanza ai blog di avvocati e studi legali quando si tratta di decidere a quale studio esterno affidarsi. La percentuale dei giuristi che ritiene che il blog di un avvocato possa determinarne l’assunzione è salita dal 50% del 2010 al 53% del 2013.

2. I giuristi d’impresa preferiscono i blog di avvocati o studi legali:

I dati mostrano che i giuristi d’impresa preferiscono leggere articoli pubblicati da avvocati su blog di studi legali, rispetto a quelli curati da giornalisti. L’84% degli intervistati ha affermato di considerare i blog come delle fonti di informazioni credibili. Questi dati rappresentano per gli avvocati dei forti incentivi alla produzione di contenuti di qualità.

3. LinkedIn, il Social Network “serio” per avvocati:

LinkedIn è risultato il primo social network in quanto a uso professionale e credibilità percepita (88%), ma almeno per ora gli studi legali non ne sfruttano a pieno tutte le possibilità tecniche. Inoltre, i giuristi d’impresa che nel 2013 hanno utilizzato LinkedIn a scopi professionali sono aumentati considerevolmente rispetto al 2010.

4. I giuristi d’impresa sono prevalentemente utenti „invisibili“ nei social media:

Questo tipo di utenti contribuisce solo raramente alla produzione di contenuti nei canali sociali, preferendo piuttosto un atteggiamento tendente all’ascolto e al consumo di informazioni. Questo tipo di approccio rende il loro livello di coinvolgimento difficilmente misurabile.

5. Wikipedia è importante, ma non per la ricerca di studi legali esterni:

Solo pochi giuristi d’impresa (12%) utilizzano Wikipedia per la ricerca di avvocati o studi legali esterni, mentre molti utilizzano l’enciclopedia online per ricerche su casi specifici (65%). I dati mostrano comunque che Wikipedia può costituire per gli studi legali esterni una risorsa per dare maggiore credito alla preparazione professionale dei propri avvocati.

6. La comunicazione avvocato-cliente sta diventando sociale:

Che questa attitudine sia stata inaugurata dai giuristi d’impresa o dagli studi legali esterni, è comunque evidente che il mondo legale si sta aprendo ai social media come a degli strumenti per offrire servizi alla clientela. Una tendenza che è aumentata dell’8% rispetto allo scorso anno.

Oltre ai dati fin qui esposti, lo studio presenta altre interessanti implicazioni per gli avvocati nell’ambito del Legal Marketing.

Il file in .PDF è scaricabile gratuitamente da questo link ed è un omaggio di Segretaria24.it ai propri lettori. Il documento è pensato come strumento informativo, che può essere liberamente condiviso con colleghi, amici e conoscenti.
Buona lettura e buona condivisione!

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Giulia Bertani

Giulia Bertani è Assistente Marketing presso Segretaria24.it. In questo blog si occupa di temi di interesse per liberi professionisti e imprenditori che desiderano migliorare la propria produttività e ampliare il proprio portfolio clienti.

Comments (3)

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    studio legale penale

    |

    Si insegna tradizionalmente che il momento iniziale, quello del primo colloquio con il cliente, è decisivo per un approccio corretto, finalizzato alla conoscenza reciproca tra la parte che chiede assistenza e il difensore nelle cui mani sono rimesse le sorti di chi gli si affida.
    Sempre tradizionalmente si afferma che tale colloquio, così come i successivi, deve avvenire presso lo studio del professionista, al fine di mantenere in capo a quest’ultimo la necessaria immagine di professionalità, che dovrà essere conservata nel corso del rapporto.
    Questa regola generale, nel campo penale, non sempre può essere rispettata; vi sono infatti ipotesi nelle quali il cliente è detenuto, e dunque il primo contatto avviene presso il carcere, oppure è preso non direttamente con il cliente bensì con i suoi parenti. Al di fuori di queste ipotesi, è bene che il colloquio avvenga personalmente con l’interessato, e presso lo studio del professionista.
    Sul piano formale, quando ciò è possibile, la migliore dottrina (1) consiglia, in linea con l’art. 36, canone III, del codice deontologico, di procedere innanzi tutto con la sicura identificazione del cliente, corredando l’atto di nomina con la fotocopia di un documento d’identità.
    Sul piano sostanziale, si afferma che l’avvocato dovrebbe possedere doti culturali ed umane ben superiori a quelle degli altri professionisti, dovendo essere capace di cogliere, con una sorta di analisi psicologica, i più reconditi aspetti della personalità del proprio assistito, dei testimoni, del pubblico ministero e dei giudici.
    Tra i diversi tipi di cliente, merita di essere ricordata questa divertente casistica: il diffidente, l’indignato, il riluttante, il logorroico, lo sconclusionato, l’arrogante, l’intraprendente, il parente e l’addetto ai lavori; l’uno peggiore dell’altro, come soggetti umani da affrontare, ma pur sempre clienti con i quali è indispensabile trovare il giusto equilibrio (2).

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      Giulia Bertani

      |

      Grazie Cicero! 🙂

      Reply

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