Leader

Sei un vero leader?

Tutti possono essere dei boss, a pochi è concesso di esser considerati dei veri e propri leader. Ma che succede se non siamo nati con il carisma dei grandi dirigenti e ci ritroviamo improvvisamente a gestire un gruppo di persone?

Oppure, come ci comportiamo se la nostra azienda individuale si ingrandisce e ci troviamo ad organizzare il lavoro di diversi altri collaboratori? Ebbene sì, ci sono dei piccoli trucchi che aiutano a diventare manager anche a coloro che non sono nati tali: diversi studi sono stati condotti a riguardo e sono i migliori marketing strategist di tutto il mondo a raccontarceli. I dipendenti vogliono sentirsi parte di un team sano, costruttivo e di successo: ed è proprio stimolando le capacità dei propri dipendenti che un semplice capo può diventare un dirigente di successo. Vediamo un po’ quali sono i consigli degli esperti.

Conosci i tuoi polli.

Per diventare un buon leader è necessario conoscere i punti forza della propria squadra e saperli valorizzare: osservare i colleghi sul lavoro e farsi un’idea di come vivono fuori dall’ufficio è, in questo senso, un buon punto di partenza. Le attitudini e le capacità particolari aiutano a lavorare meglio, non è un mistero, e un responsabile che veda e metta in risalto le potenzialità dei propri dipendenti non potrà che essere apprezzato per questa sua sensibilità, oltre ad ottenere risultati migliori a livello professionale. Una volta individuati i punti di forza di ogni singolo membro, sarà più facile creare per ognuno la giusta posizione lavorativa e permettergli di dare il massimo.

Pensa come un dipendente, comportati da manager.

Un manager non dovrebbe mai dimenticarsi del suo passato da dipendente: per ogni essere umano, che si trovi in posizione manageriale o meno, è importante riuscire bene nel proprio lavoro e sentirsi soddisfatto dei risultati raggiunti. Secondo l’esperto di marketing Jerry Acuff, citato dal giornalista Corey Whelan, il segreto del successo di un boss è tutto qui: “fornire istruzioni di lavoro precise e garantire l’autonomia di lavoro dei propri dipendenti è la chiave per essere considerato un buon manager. Il lavoratore vuole che i propri responsabili si prendano cura di lui e si adoperino per il suo successo professionale”.
Aiutare i propri dipendenti nel migliorarsi continuamente e nell’avere successo garantirà a ogni manager la lealtà dello staff.

Trasformati in Superman ogni volta che ve ne sia la necessità.

La fiducia dei propri dipendenti si guadagna sul campo da gioco. Qualsiasi problema ci possa essere, una volta interpellati, non mancate di proporre la soluzione più adatta e aiutate i vostri colleghi a risolvere ogni dubbio, grande o piccolo che sia. Non dimenticate che ogni insicurezza, per quanto minima, può insegnare qualcosa, non sottovalutatela. La chiave per risolvere davvero i problemi è l’onestà: siate corretti nei confronti vostri e dei vostri dipendenti, se qualcosa è andato storto, beh, a ognuno le sue colpe.
Sbagliare non è tanto grave quanto non intervenire, evitando così altri errori sistematici.
Ah, dimenticavo: ricordatevi di intervenire solo se interpellati: molto difficile che un manager secchione e onnipresente venga ricordato per il suo carisma.

Dai la giusta attenzione a chi ti sta intorno.

L’attenzione è uno dei beni più costosi al giorno d’oggi, lo sappiamo, ma non per questo possiamo risparmiarcela nel rapporto con i nostri dipendenti. Una comunicazione chiara e continua è alla base di ogni rapporto umano e professionale, e soprattutto alla base dell’attenzione richiesta: se non lavori a stretto contatto con i tuoi dipendenti, assicurati che sia ben chiaro che rimani comunque a disposizione per ogni tipo di lamentele. Nel dubbio, i lavoratori non costruiranno nei tuoi confronti quel rapporto di fiducia che è necessario alla figura di un leader. In questo caso, dei meeting regolari renderanno più fluida la comunicazione: spegni ogni tipo di apparecchio, cellulari tablet o computer e dedicati, durante la riunione, ai tuoi colleghi e ai loro problemi. Non dimenticarti di chiedere un feedback: la comunicazione deve sempre essere bilaterale per essere considerata “attenta”.

Valorizza i punti forza, non i difetti.

È genetico: l’uomo da sempre nota con estrema facilità le debolezze del suo prossimo ed è quasi naturale sottolinearle e correggerle in chi ci sta di fronte. Ebbene, attenzione: sottolineare continuamente i difetti professionali dei propri dipendenti è, per un boss di tutto rispetto, controproducente, poiché non farà altro che mettere sulla difensiva l’impiegato stesso. Invece di imparare e migliorarsi, il collega piano piano comincerà a rifiutare il ruolo di “comando” del proprio boss. I migliori consulenti di psicologia aziendale suggeriscono di cogliere l’impiegato nei punti di forza e incentivarlo lì: in questo modo si andranno a cancellare quasi naturalmente i difetti professionali, senza intaccare entusiasmo e produttività.

Allenta le redini della carrozza.

Chi fa da sé, non fa per tre, o almeno non sul posto di lavoro. Capita a molti manager di cadere nella trappola psicologica del “È più veloce se lo faccio da solo”: ci sono alcune attività che dobbiamo fare e preferiamo eseguirle da noi invece di delegarle ai nostri dipendenti. Secondo gli esperti, anche questo è, a lungo andare, svantaggioso: impediamo al team di crescere e fare esperienze, e allo stesso tempo rubiamo tempo prezioso a noi stessi, tempo che potremmo impiegare a gestire situazioni più importanti. Questi stessi esperti consigliano addirittura di delegare almeno il 5% dei compiti che ci spettano: ci guadagniamo in energia e, soprattutto, lealtà professionale da parte dei nostri colleghi.

La responsabilità paga.

I tuoi dipendenti vogliono brillare: lasciagli la responsabilità del carico di lavoro, dei traguardi e dell’organizzazione. “Purtroppo molti capi tendono a ordinare cose deve essere fatto, come e quando deve essere eseguito. È un metodo didattico che riduce l’interesse e la motivazione delle persone a essere responsabili per il proprio risultato.” Spiega Kevin B. Donovan, uno strategist statunitense di successo. Secondo Donovan, è preferibile chiarire con il proprio team quali sono I risultati da raggiungere e concordare un termine a livello di tempo: la responsabilità individuale e il senso di collaborazione faranno il resto. Se i singoli non percepiscono e sviluppano la responsabilità per il proprio lavoro e per il team stesso, l’ufficio si trasformerà in un ambiente di lavoro tossico e i risultati non saranno positivi. Imporre una propria metodologia di lavoro non porterà a nulla di buono e, soprattutto, non aumenterà la produttività a lungo termine.

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Giulia Bertani

Giulia Bertani è Assistente Marketing presso Segretaria24.it. In questo blog si occupa di temi di interesse per liberi professionisti e imprenditori che desiderano migliorare la propria produttività e ampliare il proprio portfolio clienti.

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