Lavorare in remoto… senza lavorare da casa

Per alcuni è un sogno che si avvera, per altri un incubo per la produttività: in ogni caso, il lavoro in remoto è destinato a diventare parte integrante delle nostre vite. Ma abbandonare il proprio ufficio non vuol dire per forza doversi rinchiudere in un home office.

Odio e amore per il telelavoro

La diffusione del lavoro in remoto è un fenomeno in costante crescita, da ben prima dell’arrivo della pandemia di COVID-19. I dati raccolti dall’Osservatorio Smart Work del Politecnico di Milano mostrano chiaramente come, negli ultimi cinque anni, nel nostro paese è stato registrato un continuo incremento nel numero di telelavoratori, sia in ambiente aziendale che nel campo delle libere professioni.

Tuttavia, mentre il 60% dei quasi dieci milioni di italiani che negli ultimi mesi hanno lavorato da casa a causa del lockdown si è dichiarato entusiasta dell’esperienza e si sente pronto a trasformarla in una soluzione permanente, altri sono meno allettati dall’idea di lavorare in pianta stabile dalla propria abitazione. Se infatti per alcuni non doversi recare in ufficio rende più facile occuparsi dei figli e delle necessità quotidiane, per molti italiani è più difficile rimanere produttivi fra le mura domestiche e anche molto più stressante. Le ragioni vanno dalle difficoltà di concentrazione causate dalle interruzioni dei figli o dei familiari, all’abbondanza di potenziali fonti di distrazione da cui si è circondati quando ci si trova a casa propria. Per molti il problema è non disporre di uno spazio da usare come home office: non bastano soltanto una scrivania e una connessione Internet per lavorare produttivamente da remoto, è anche necessario trovare un ambiente che sia in grado di fornire sufficiente riparo dai rumori esterni e che metta in salvo dalle possibili interruzioni di familiari e coinquilini.

Telelavoratori prigionieri delle mura domestiche?

Il contrapporsi di amanti e detrattori dell’home office rischia però di trasformare il dibattito sul telelavoro in una falsa contrapposizione fra ‘lavoro da casa’ e ‘lavoro in ufficio’, mentre in realtà le cose stanno diversamente. Abbandonare l’ufficio non significa infatti essere costretti per forza a lavorare dal proprio appartamento anche quando le condizioni lo rendono difficile o stressante. Le ragioni non sono solo di tipo pratico: oltre alle difficoltà di adattare un angolo della casa a home office o di mantenere la concentrazione a causa delle interruzioni, lavorare stabilmente dalla propria abitazione può far sentire più soli e isolati, sia sul piano personale che professionale. Anzi, secondo uno studio della California State University, chi lavora dal proprio domicilio sente più marcatamente la mancanza di confronto professionale che quella di contatto sociale. Inoltre, lavorare da casa rende più difficile mantenere il giusto equilibrio fra lavoro e vita privata, con conseguente rischio di burnout.

Visto che il telelavoro è qui per restare, gli psicologi consigliano di cominciare da subito a esplorare modalità di lavoro diverse dall’ufficio, che non siano limitate alle sola abitazione. Esistono soluzioni alternative, come quella degli uffici condivisi, che possono aiutare sia a superare le difficoltà di organizzazione di un home office che ad alleviare la sensazione di isolamento professionale. Inoltre, la flessibilità che caratterizza il telelavoro permette di alternare orari e spazi lavorativi differenti senza avere vincoli fissi: si può scegliere ad esempio di lavorare fra le mura domestiche in certi momenti della giornata, o in certi giorni della settimana, e spostarsi in un ambiente diverso soltanto occasionalmente.

Tutte le alternative al lavoro da casa

Il caffè dietro l’angolo o la biblioteca cittadina sono ottime opzioni per iniziare a esplorare il lavoro in remoto fuori dalla propria abitazione. La disponibilità di tavoli e di una connessione wi-fi gratuita, oltre a riserve illimitate di caffè, li rendono ambienti perfetti per lavorare: l’eventuale chiacchiericcio, misto ai rumori di sottofondo, può rivelarsi addirittura un efficace sostituto del rumore bianco per aiutare la concentrazione. La cosa migliore è procedere per gradi, lavorando fuori casa uno o due giorni alla settimana, per poter valutare attentamente l’impatto del nuovo ambiente di lavoro prima di renderlo una scelta permanente. Potremmo ad esempio scoprire che i rumori di sottofondo ostacolano la nostra concentrazione e sono fonte di eccessiva distrazione, o accorgerci che ci troviamo maggiormente a nostro agio quando lavoriamo da una postazione fissa, dotata di ogni comodità. 

In entrambi i casi, niente paura: la soluzione potrebbe essere un coworking o un ufficio condiviso. Anche se questa modalità di lavoro nel nostro paese ha inizialmente fatto fatica ad affermarsi, in Italia esistono ormai oltre 600 diversi spazi dedicati al coworking, distribuiti in tutto il territorio nazionale. Il successo di queste nuove realtà, così come degli uffici condivisi, è dovuto prima di tutto alla praticità di non doversi sobbarcare gli obblighi della gestione di un ufficio vero e proprio, senza dover rinunciare però ai comfort e alle dotazioni di un ambiente di lavoro dedicato.

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Giulia Bertani

Giulia Bertani è Assistente Marketing presso Segretaria24.it. In questo blog si occupa di temi di interesse per liberi professionisti e imprenditori che desiderano migliorare la propria produttività e ampliare il proprio portfolio clienti.

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