burnout

Ecco come si supera il burnout da videoconferenza

Zoom fatigue, la stanchezza legata al passare gran parte della giornata impegnati in video chat e meeting online. Da dove nasce e come si previene l’affaticamento da videoconferenza?

Le videochat ai tempi della pandemia

Uno degli effetti più visibili dell’epidemia di COVID-19 è stato sicuramente l’aumento vertiginoso nel numero di videoconferenze, una crescita di oltre il 90% stando ai dati delle più popolari applicazioni per video chat. L’obbligo di isolamento e distanziamento sociale ha infatti dato l’occasione a moltissimi italiani di avvicinarsi a strumenti come Zoom, WhatsApp e Skype sia come mezzo per continuare a svolgere il proprio lavoro o seguire gli studi, che come strumento per rimanere in contatto con i propri cari.

Se da un lato le piattaforme per meeting virtuali hanno permesso a studenti e lavoratori, così come ad amici e parenti, di continuare a comunicare anche in mancanza della possibilità di incontrarsi, dall’altro hanno reso inevitabile passare la maggior parte della giornata lavorativa in video chat, con conseguenze non sempre positive.

Le videoconferenze stancano più delle riunioni

I primi a suonare l’allarme sono stati gli autori di uno studio condotto in Germania nel corso del 2020 sui principali fattori di stress che colpiscono gli smart worker. Nel corso della ricerca, oltre il 60% degli intervistati ha rivelato di aver sofferto o soffrire regolarmente di un particolare tipo di stanchezza, legato proprio alle molte ore passate in meeting virtuali.

Gli effetti di quella che è stata battezzata Zoom fatigue (affaticamento da Zoom, in onore della popolare applicazione per videochat) vanno da una marcata riduzione della capacità di concentrazione a mal di testa e irritabilità. Un terzo degli individui interessati da questo affaticamento riporta emicranie, dolori muscolari (in particolare alla schiena) e disturbi temporanei della vista. Nei casi più gravi, circa il 10-15% secondo i dati dello studio, questo prolungato stress può sfociare in insonnia, disturbi digestivi e dell’umore.

Secondo gli autori della ricerca, la zoom fatigue si sviluppa in più fasi: nella prima fase si manifestano irritabilità, ansia e difficoltà di concentrazione, mentre nella seconda compaiono sintomi fisici come cefalea, disturbi del sonno e della digestione; nella terza fase i sintomi tendono a farsi più intensi e la situazione rischia di diventare cronica. La progressione da una fase all’altra è legata sia al numero di videoconferenze a cui si partecipa che al tempo passato di fronte alla webcam: settimane di meeting virtuali quotidiani sono più stressanti di una singola giornata in cui si prende parte a un gran numero di riunioni online.

Un pesante carico cognitivo

In un articolo pubblicato recentemente su National Geographic le ragioni di questo fenomeno sono spiegate in termini di affaticamento cognitivo. In altre parole, il motivo per cui passare molto tempo in videoconferenza ci stanca così tanto è che si tratta di un’attività più faticosa, dal punto di vista mentale, rispetto a una riunione o un incontro di persona.

I motivi sono molteplici, a partire dalla nostra abitudine a comunicare affidandoci tanto al linguaggio quanto ai segnali non verbali (come ad esempio la postura) che viene messa a dura prova durante le sessioni di videochat, in cui la nostra visione è limitata al solo volto dei partecipanti. Partecipare a riunioni in cui sono presenti molte persone costringe il cervello a sforzi significativi per riuscire a decodificare contemporaneamente le informazioni provenienti da ciascun partecipante (ad esempio, le loro espressioni facciali), affaticandolo al punto da non riuscire a prestare davvero attenzione a nessuno di loro, compreso chi sta parlando.

Come evitare lo stress da videochat

La raccomandazione più efficace per non cadere vittima della Zoom fatigue è chiaramente quella di ridurre al minimo le sessione di videoconferenza. Organizzare riunioni solo quando è davvero necessario permette non solo di ridurre il tempo passato di fronte alla webcam, ma anche di migliorare la propria produttività: meeting e riunioni sono infatti fra i più pericolosi ‘ladri di tempo’ in ufficio.

Un’alternativa è quella di spegnere la webcam di tanto in tanto: vedere la propria immagine sempre sullo schermo può infatti causare difficoltà anche in coloro che hanno un buon rapporto con se stessi perché porta a fissarsi ossessivamente sul modo in cui si appare agli altri, spesso con effetti tutt’altro che positivi.

Un’altra causa di stress evidenziata da coloro che sperimentano regolarmente l’affaticamento da videochiamata sono le difficoltà tecniche, soprattutto quelle di tipo audio/video. Che si tratti della presenza di ritardo nell’audio o di disturbi dati da rumori esterni, nessuno vuol perdere minuti preziosi nel mezzo di un meeting per diagnosticare e risolvere problemi tecnici. Per evitarlo, assicuriamoci di testare per tempo la nostra configurazione prima degli incontri e invitiamo colleghi e amici a fare lo stesso.

Infine, quando la stanchezza comincia a farsi sentire, impariamo a prenderci qualche minuto di pausa: due passi in giro per casa o un’occhiata fuori dalla finestra possono essere sufficienti per offrire al nostro cervello il riposo di cui ha bisogno.

 

 

 

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Giulia Bertani

Giulia Bertani è Assistente Marketing presso Segretaria24.it. In questo blog si occupa di temi di interesse per liberi professionisti e imprenditori che desiderano migliorare la propria produttività e ampliare il proprio portfolio clienti.

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