Come essere felici al lavoro: i 10 consigli di cui diffidare e cosa aiuta davvero

Quante volte vi siete già imbattuti in liste di consigli per trovare la giusta motivazione al lavoro? Sicuramente molte, troppe. Discutibilità dei contenuti a parte, il successo di questi “ricettari per una vita lavorativa anti-stress” è comunque indiscutibile: dopo le foto di gattini e bambini che giocano a nascondino, consigli di questo tipo sono forse tra i contenuti più condivisi sui social media. Vediamo alcuni di quelli più gettonati:

  1. Ogni ostacolo è un passo in avanti
  2. Sbagliare aiuta
  3. Pensa positivo
  4. Dormi bene
  5. Trova il tempo per te stesso
  6. Ridi più spesso
  7. Guarda meno televisione
  8. Ciò che deve accadere accadrà
  9. Mettici impegno
  10. Circondati di felicità

Ci teniamo a precisare che non siamo stati in grado di ordinare queste “perle di saggezza” secondo un grado di “inutilità”: ci è apparso infatti piuttosto difficile (se non impossibile), identificarne una che fosse più inutile dell’altra. Come abbiamo già avuto modo di sottolineare in un nostro recente post, liste di questo tipo, in realtà, non fanno altro che elencare la condizione di chi ha già trovato la via verso la motivazione, ma non dicono nulla sul come raggiungere questo stato, e per questo sono perfettamente inutilizzabili da chi la motivazione la sta ancora cercando. Il fatto, comunque, che vengano condivise in rete, ci parla di un bisogno senz’altro diffuso. Perché dunque così tante persone oggi hanno bisogno di auto-motivarsi?

L’insoddisfazione e l’assenza di motivazione al lavoro

Soprattutto per quanto riguarda la sfera lavorativa, i dati di uno studio condotto dall’agenzia Gallup su un campione di 142 paesi parlano di un magro 13% di impiegati soddisfatti al livello mondiale. Già, solo il 13% delle persone si è dichiarato psicologicamente motivato a svolgere il proprio lavoro, contro un 63% che ha invece affermato di essere meno propenso a investire energie nel raggiungimento di obiettivi e di risultati sul lavoro. Il 24% dei lavoratori, infine, si è dichiarato “attivamente non motivato”, ovvero insoddisfatto e volontariamente improduttivo sul posto di lavoro, dove appena può diffonde negatività tra i colleghi.

Già da questi semplici dati si comprende il perché della popolarità di questi temi su Internet. Aspettare che un miglioramento della vita lavorativa venga da parte dei datori di lavoro viene considerato dalla maggior parte dei dipendenti troppo utopistico, per questo molti preferiscono auto-munirsi di “ricettari fai da te” per ritrovare il benessere e la voglia di fare.

Dal momento che in qualsiasi parte (o quasi) del mondo le persone passano la maggior parte del loro tempo al lavoro, è inevitabile che un’assenza di motivazione sul piano lavorativo si rifletta in maniera negativa anche sulla qualità della vita personale e privata di una persona. Ma è vero anche il contrario: molto spesso infatti, una spinta positiva data alla sfera privata può portare cambiamenti significativi sul modo di vivere il proprio lavoro.

Cerchiamo quindi di individuare i “cambiamenti nel nostro stile di vita” che possono far condizionare a vicenda, e in maniera positiva, la sfera privata e quella lavorativa.

Cosa può aiutare veramente a ritrovare la motivazione?

Per prima cosa, cosa significa essere motivati? Se cerchiamo il significato di “motivazione”, una delle prime definizioni che troviamo è quella della Treccani:

“Il termine ‘motivazione’, pur nella varietà delle definizioni che ne sono state date, viene abitualmente usato per indicare i motivi che spingono gli individui ad agire.”

Niente di troppo trascendentale, in effetti. Stando a questa definizione, possiamo dire che l’auto-motivazione è la ricerca dentro di sé, e in sé stessi, dei motivi che ci spingono ad agire. C’è quindi in gioco un lavoro introspettivo che presuppone la domanda radicale: “cos’è che mi spinge ad agire nella mia quotidianità e nel mio lavoro?”.
Per quanto la risposta universale a questa domanda non esista, possiamo individuare delle linee guida che si prestano ad essere utilizzate da chi la domande se l’è posta almeno una volta nella vita. Si tratta per lo più di piccoli cambiamenti che coinvolgono due aspetti importantissimi della nostra vita, e che sono anche i più esposti ai condizionamenti esterni: le passioni e le abitudini.

Ritrovare la motivazione al lavoro

1. Prendi l’abitudine di fare una cosa alla volta

Molti di noi tendono a fare più cose contemporaneamente durante il proprio lavoro. Tuttavia, studi sul cosiddetto multitasking hanno dimostrato come questo stile di lavoro incida negativamente sul nostro equilibrio socio-emotivo (per non parlare degli studi che ipotizzano addirittura che modifichi la nostra struttura cerebrale). Oltre a questo, il multitasking è da evitare perché innesca un circolo vizioso che alimenta l’insoddisfazione: dedicandoti contemporaneamente a più attività importanti corri il rischio di ottenere risultati poco soddisfacenti, di incorrere in errori, e di sentirti quindi ancora più demotivato e insoddisfatto. Nella tua vita lavorativa così come in quella privata, esercitati ad affrontare un problema alla volta: in questo modo riuscirai a ridurre i tuoi conflitti interiori e ad ottenere risultati più soddisfacenti. Ad una maggiore soddisfazione per quanto raggiunto seguirà sicuramente una maggiore motivazione a ripetere quest’esperienza.

2. Evita il perfezionismo

Nonostante quello che si possa pensare in prima battuta, il perfezionismo è uno dei migliori alleati della persona demotivata e insoddisfatta. Proprio così. Il perfezionista infatti ha sempre una buona scusa pronta per rimproverarsi, e la spinta a raggiungere la perfezione finisce per farlo sentire costantemente inadeguato, privandolo così delle energie che gli occorrono per fare bene il proprio lavoro. A proposito di questo atteggiamento mentale si è anche parlato di “perfezionismo patologico“. La sfida di chi vuole ritrovare la motivazione è quella di voler essere migliori, e non perfetti: al contrario della perfezione, che presuppone un ideale compiuto e già dato al quale una persona può solo cercare di uniformarsi, l’idea del miglioramento incentiva la motivazione perché ha come obiettivo un progresso costante, una spinta ad agire in maniera sempre migliore.

3. Rifiuta la logica della produttività

Molti lavoratori – manager inclusi – cadono spesso nella trappola che porta a credere che la produttività si misuri con la quantità di mansioni svolte in un breve lasso di tempo, e che debba quindi coincidere per forza di cose con orari di lavoro disumani. Quello appena descritto è però un modello obsoleto e che per di più non incentiva il benessere sul lavoro. Studi scientifici hanno già da tempo portato alla luce il legame subdolo che si instaura tra la logica della produttività e lo stress da lavoro correlato, e che porta ad una totale perdita di motivazione tra i lavoratori.

In questi casi, piuttosto che stressarti ancora di più nel tentativo di seguire consigli come “pensa positivo”, dovresti rivedere il tuo lavoro da un’altra prospettiva. Il nostro consiglio è quello di pensare che la tua produttività non è misurata da quanto fai ma dal come lo fai. Se metti passione nelle tue azioni, anche i risultati che otterrai risplenderanno di una “luce particolare”. Se poi non riesci a mettere passione in ciò che fai perché non riesci a trovarvi un senso, non stare ad affaticarti ulteriormente, perché non c’è nessuna pozione magica che ti farà ritrovare la motivazione. Se questa è la situazione in cui ti trovi, è giunto il momento di dare una svolta alla tua vita professionale!

4. Chiediti il perché

Concentrarti su un compito noioso e ripetitivo non te lo farà apparire più attraente. In questi casi è consigliabile distogliere l’attenzione da quello che stai facendo e chiederti perché ti stai annoiando. Se poi non riesci proprio a individuare un motivo, forse dovresti iniziare a pensare che quello che stai facendo non è ciò che dovresti fare…

5. Fai le cose con passione

Ciascuno di noi ha avuto un momento della vita in cui tutto sembrava più facile da affrontare, bello e affascinante, e in cui abbiamo toccato la punta massima della nostra motivazione ad agire. Per la maggior parte di noi questo momento è legato all’infanzia. Cerca quindi di ricordarti cosa ti rendeva felice e ciò in cui mettevi tutta la tua passione. Se da piccolo avevi degli hobby o interessi che poi hai accantonato (dalla pesca, allo skate, alla costruzione di macchinine in legno…), riprendi ad esercitarli nel tuo tempo libero. Questo ti darà nuovi impulsi anche per affrontare la tua vita lavorativa.

Ci siamo cascati anche noi? Forse sì, forse no. Alla fine dei conti, anche noi abbiamo creato un piccolo “vademecum” per chi desidera ritrovare la motivazione… Ci auguriamo soltanto che i nostri consigli siano più fruibili e più utili di quelli che imperversano oggi in rete.

 

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Giulia Bertani

Giulia Bertani è Assistente Marketing presso Segretaria24.it. In questo blog si occupa di temi di interesse per liberi professionisti e imprenditori che desiderano migliorare la propria produttività e ampliare il proprio portfolio clienti.

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