20% project: quando i progetti personali stimolano l’innovazione e la produttività 

Sempre più aziende permettono ai dipendenti di riservare parte dell’orario di lavoro a progetti e iniziative di interesse personale, per stimolare la creatività e incoraggiare l’innovazione. Ma una maggiore autonomia migliora anche la produttività e il benessere sul lavoro.

Cos’è il 20% Project?

La vera innovazione nasce dalla libertà e dall’autonomia creativa, come testimonia la storia del post-it, il famosissimo foglietto adesivo inventato nel 1974 da Art Fry. La tecnologia alla base delle note adesive riposizionabili è stata infatti sviluppata da Fry grazie a un’iniziativa della compagnia per la quale lavorava, la 3M, che dava ai dipendenti la possibilità di perseguire progetti personali durante il 15% del proprio orario di lavoro.

Questa insolita politica di 3M, multinazionale statunitense specializzata in adesivi, abrasivi e pellicole (fra cui il famosissimo nastro Scotch), è stata introdotta nel 1948 dall’allora presidente William McKnight, come risposta alla necessità di stimolare l’innovazione per rimanere competitivi nel difficile mercato del dopoguerra. McKnight era infatti convinto dell’importanza di lasciare agli impiegati l’autonomia necessaria a esplorare idee e soluzioni nuove, alle quali generalmente non potevano dedicarsi durante il normale orario di lavoro. Da allora, per oltre settantanni, l’azienda ha continuato a garantire a ciascun impiegato la possibilità di dedicare parte del proprio tempo a progetti di interesse personale non necessariamente collegati agli incarichi di routine.

Il metodo 3M si è rivelato così efficace da venir adottato sin dall’inizio anche dal gigante informatico Google, che fino a qualche anno fa permetteva ai propri ingegneri di utilizzare circa il 20% del tempo passato a lavoro (ribattezzato “20% time”) per lavorare a progetti da loro scelti. L’iniziativa è conosciuta con il nome di “20% Project” e da essa sono nati, fra gli altri, prodotti di punta come GMail, Adsense e Google News. Sebbene Google abbia in seguito abbandonato questa innovativa politica, l’efficacia del metodo inventato da McKnight ha nel frattempo conquistato sempre più aziende, come l’astro nascente della collaborazione online Atlassian, e ha finito per contagiare persino il mondo della scuola.

20% Project: come e perché funziona

Come è facile immaginare, poter lavorare in autonomia a progetti che stimolano il proprio interesse personale fa sentire più coinvolti nel proprio lavoro e di conseguenza più motivati. Secondo Daniel H. Pink, autore di Drive: la sorprendente verità su ciò che ci motiva nel lavoro e nella vita e di una TEDTalk sullo stesso tema, l’autonomia è infatti uno dei fattori più importanti per stimolare la motivazione sul lavoro, insieme alla crescita professionale e alla presenza di obiettivi chiari. 

Disporre di una maggiore indipendenza decisionale migliora anche il rapporto di fiducia dei dipendenti nei confronti dell’azienda o del datore di lavoro: la possibilità di lavorare a progetti personali viene infatti percepita come un’importante dimostrazione di fiducia da parte dell’organizzazione per cui si lavora, che viene prontamente ricambiata. Questo stimola anche un maggior senso di responsabilità personale rispetto al proprio operato e alle proprie decisioni: quando le persone si sentono meno ansiose rispetto allo status lavorativo sono infatti maggiormente inclini a essere oneste e ad assumersi la responsabilità per eventuali errori o insuccessi.

Secondo Pink, potersi dedicare a progetti scelti sulla base delle proprie inclinazioni aiuta anche ad attenuare gli effetti dello stress e godere di maggiore soddisfazione e benessere, tanto sul lavoro che nella vita privata. Investire tempo ed energie in progetti che ci stanno a cuore aiuta infatti ad arricchire di senso e di significato il tempo passato al lavoro e proprio per questo motivo aiuta ad affrontare con maggiore positività i momenti di difficoltà, rendendo meno suscettibili alla sindrome da stress cronico e al burnout professionale.

L’effetto più immediato di implementare politiche aziendali come quella del 20% Project rimane tuttavia quello di incentivare la creatività e l’innovazione. Questo perché quando ci si sente autorizzati a lavorare a progetti scelti sulla base del proprio intuito e della propria ispirazione si è anche soggetti a minori condizionamenti e diventa più facile esplorare soluzioni e idee originali, anche se si allontanano dalle abituali pratiche professionali. Questa maggiore libertà si traduce in un maggiore output creativo, che è spesso caratterizzato anche da un più alto grado di innovazione proprio perché libero dalle convenzioni del lavoro di routine.

Infine, è importante sottolineare che la maggiore motivazione e le migliori capacità di problem-solving sviluppate nel cosiddetto 20% time non rimangono confinate ai progetti personali, ma si trasferiscono anche a tutti gli altri aspetti del lavoro, finendo per rendere più produttivi ed efficienti. Inoltre i progetti legati a iniziative come il 20% Project rappresentano un ottimo strumento per espandere le proprie capacità sulla base dei propri interessi e delle proprie inclinazioni, permettendo così di esplorare nuove dimensioni professionali senza mettere a rischio la propria posizione lavorativa.

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Giulia Bertani

Giulia Bertani è Assistente Marketing presso Segretaria24.it. In questo blog si occupa di temi di interesse per liberi professionisti e imprenditori che desiderano migliorare la propria produttività e ampliare il proprio portfolio clienti.

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