La nuova normalità del lavoro ibrido

La pandemia di Covid-19 ha radicalmente cambiato il nostro modo di lavorare e trasformato profondamente il concetto stesso di impiego, facendo emergere nuove realtà ibride destinate ad accompagnarci nel lento ritorno alla normalità.

Il lavoro ai tempi del Covid

L’epidemia di Covid-19 e il conseguente periodo di lock-down hanno determinato un drastico aumento nel numero di persone che lavorano da casa: secondo un recente rapporto stilato da Dynata e intitolato The New Normal, ben il 79% dei dipendenti italiani ha lavorato da remoto per almeno parte del 2020. 

La necessità di adattarsi in maniera così repentina a un simile cambiamento nelle abitudini lavorative ha generato inizialmente qualche disagio, ma ben presto sia i lavoratori che le aziende si sono abituati senza troppe difficoltà a questo nuovo modo di lavorare. Al punto che oltre due terzi dei lavoratori italiani desiderano poter continuare a lavorare da remoto, magari solo per qualche giorno alla settimana, anche una volta che la situazione sarà tornata alla normalità. 

Il dato non sorprende se si considerano i numerosi vantaggi che telelavoro e smart work offrono ai dipendenti: dalla maggiore facilità nel conciliare vita privata e vita lavorativa, alla riduzione degli spostamenti casa-lavoro. Quando gode di una maggior flessibilità, la maggior parte dei dipendenti dichiara anche di sentirsi più produttiva e motivata, nonché più capace di mantenere la concentrazione. Ma non si tratta soltanto di sensazioni: i dati di uno studio dell’Università Bocconi sembrano infatti confermare che la flessibilità dello smart work aumenta la produttività, oltre che la capacità di bilanciare vita privata e lavoro.

Reinventare e ridefinire i modelli lavorativi

Se da un lato l’improvvisa esplosione del lavoro in remoto ha garantito una maggiore flessibilità, la necessità di lavorare in isolamento, lontano dall’ufficio, ha anche messo in luce [l’importanza di avere a disposizione canali alternativi di confronto professionale](20200730 Lavorare in remoto… senza lavorare da casa), quando la mancanza di un ambiente di lavoro condiviso riduce le occasioni di contatto sociale con i colleghi. In altre parole, nonostante i vantaggi delle modalità di lavoro che non prevedono la presenza fissa in ufficio, gli spazi fisici condivisi rimangono importantissimi per coltivare le relazioni e incoraggiare lo scambio di idee. Proprio per questo motivo, secondo un’indagine di Poly (compagnia statunitense specializzata in servizi di comunicazione audio-video), nei prossimi mesi assisteremo a una vera e propria riconfigurazione degli spazi e dei tempi di lavoro che andranno ad assumere forme sempre più eterogenee e diversificate.

Il diffondersi di questo tipo di lavoro ibrido, così ribattezzato dagli autori del rapporto, coinciderà con una trasformazione del concetto stesso di lavoro, il cui valore sarà sempre meno legato agli orari e al presenzialismo e sempre più focalizzato sui risultati ottenuti e sugli obiettivi raggiunti. Il rapporto di Poly, intitolato Hybrid Working: Creating the ‘next normal’ in work practices, spaces and culture (Lavoro ibrido: creare la ‘nuova normalità’ degli spazi di lavoro e della cultura lavorativa), è peraltro il risultato di una collaborazione fra psicologi del lavoro, architetti specializzati nel design di uffici, esperti di smart work e produttività, tutti concordi nell’evidenziare come il cambiamento imposto dalla pandemia abbia aperto gli occhi di dipendenti e aziende rispetto a modalità di lavoro finora poco diffuse e sia destinato a lasciare un’impronta profonda nel nostro modo di pensare e di vivere il lavoro.

Lavoro ibrido tra nuove sfide e nuovi equilibri

Nella ‘nuova normalità’ immaginata da Poly agli home office si affiancheranno sempre più spesso spazi di coworking dedicati a favorire l’incontro e la possibilità di collaborazione anche al di fuori dei confini aziendali. Per quanto riguarda gli uffici tradizionali, invece, si assisterà a una trasformazione sia in termini di numero che di funzione delle sedi aziendali, con il moltiplicarsi di uffici satellite sparsi in punti diversi del territorio e pensati per costituire uno spazio di incontro e di collaborazione. Una soluzione, quella della rete di uffici, che permetterebbe anche di aggirare le problematiche e i costi legati alla gestione di un unico ambiente di lavoro. 

Riuscire a creare spazi di lavoro che aiutino i dipendenti a essere più produttivi, garantendo loro la flessibilità del lavoro smart ma offrendo al tempo stesso opportunità di incontro e di confronto, sarà  una delle principali sfide dell’era del lavoro ibrido, ma il vero ostacolo sarà riuscire a superare certe idee ormai datate sul lavoro, come quelle che legano la produttività alla quantità di ore passate in ufficio o alla scrivania. Secondo Poly, infatti, solo le aziende che saranno in grado di abituarsi a pensare al lavoro in termini di risultati, di traguardi, di obiettivi raggiunti riusciranno a superare le sfide del futuro. Massima flessibilità, dunque, per il lavoro di domani? Sembrerebbe di sì, anche grazie al comprovato successo di strategie come il Results-Only Work Environment (ROWE), [adottato da aziende del calibro di GAP e Best Buy](20200615 ROWE: aumenta la flessibilità, migliorano i risultati), che non prevede né orari né luoghi di lavoro fissi e che rende facoltativa persino la partecipazione a meeting e riunioni.

 

 

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Giulia Bertani

Giulia Bertani è Assistente Marketing presso Segretaria24.it. In questo blog si occupa di temi di interesse per liberi professionisti e imprenditori che desiderano migliorare la propria produttività e ampliare il proprio portfolio clienti.

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