L’esternalizzazione coerente: intervista al Prof. Günter Faltin

Da più di 30 anni il Professor Faltin insegna Imprenditoria presso la Freie Universität di Berlino. Nel 1985 ha fondato l’azienda “Teekampagne” il cui successo ha rivoluzionato il commercio del the in Europa. Recentemente il suo bestseller L’ingegno batte il capitale (dal tedesco Kopf schlägt Kapital) è stato pubblicato anche in italiano ed è tuttora disponibile gratuitamente in versione ebook sul Google Play Store. In questa intervista il Prof. Faltin ci spiega come l’outsourcing favorisca l’innovazione e la produzione di nuove idee. 

Cosa hanno da imparare le aziende dai fondatori d’impresa?

Molto. Und modello aziendale, l’idea sulla quale si impernia l’azienda, è come il suo DNA e racchiude anche i suoi sviluppi successivi. Si tratta però di un DNA che, diversamente da quello umano, può essere ottimizzato e adeguato alle nuove tecnologie. Una possibilità che troppe aziende dimenticano di mettere in atto.
Ogni giorno nascono centinaia d’idee interessanti e nuove opportunità che determinano il sorgere di nuove imprese. Le aziende, così come i libero professionisti, devono solo guardarsi intorno per cogliere nuove possibilità.

Da cosa dipende la mancanza di energie innovative?

Si tratta di un “problema di focalizzazione” per cui si tende a considerare che essere un libero professionista significhi fare tutto sempre e costantemente da soli. Il tempo a disposizione per poter lavorare al miglioramento dei modelli aziendali o per dedicarsi alle attività legate alla massimizzazione del profitto si riduce così drasticamente. Bisognerebbe quindi concentrare l’attenzione sui processi dell’azienda piuttosto che tentare di mandare avanti l’azienda da soli. Solo così ci si può assicurare un vantaggio concorrenziale decisivo.

In questo modo non rischia di promuovere un’idea di imprenditore come una sorta di “manager tuttofare”, che oltre a svolgere le sue mansioni in azienda deve anche trovare il tempo per sviluppare nuove idee?

Assolutamente no: ritengo anzi che un imprenditore non debba essere per forza di cose un buon manager. Avete capito bene: non deve essere un buon manager. Poter fare tutto a volte può essere una trappola nella quale si cade pensando di essere indispensabili. La realtà però è diversa. Ingvar Kamprad, il fondatore di IKEA, si descrive come un pessimo organizzatore. Enzo Ferrari ha ammesso pubblicamente di non capire nulla di motori. È quindi evidente come il successo di un’azienda abbia ben poco a che fare con la figura di un “manager tuttofare”, quanto piuttosto con uno sguardo e un lavoro attenti ai propri modelli aziendali.

Ma dove si può ricavare il tempo necessario per elaborare nuove idee?

La maggior parte delle aziende ricava l‘80% del fatturato con il 20% delle attività giornaliere. Questo dato aiuta a concentrare in maniera migliore le energie. Il passaggio successivo è quello di servirsi di un’esternalizzazione coerente.
Oggi si può comporre un’azienda utilizzando diversi „mattoni“ o elementi separati, ciascuno con la propria funzionalità, gestione manageriale ed efficienza settoriale. In questa composizione per “elementi” il segretariato virtuale di Segretaria24.it svolge un ruolo decisivo, gestendo la reperibilità telefonica di molte aziende anche in diverse lingue, oltre a fornire un servizio di gestione appuntamenti, ricezione postale e affitto di uffici e sale conferenze. Come passaggio successivo, si può affidare la gestione del proprio sito web e della propria banca dati ad un fornitore di servizi internet, l’organizzazione e ottimizzazione della pubblicità online ad un’azienda specializzata e il gioco è fatto!

Questo modello presuppone una certa creatività propria dell’imprenditore?

Si, ovviamente! Ma la creatività può essere anche educata e addestrata, dal mio punto di vista si tratta di una competenza imprenditoriale fondamentale. Questo è anche un motivo per cui ritengo sia sconsigliabile far sviluppare i modelli aziendali agli economisti, che solitamente hanno poca inclinazione alla creatività. L’economia è troppo importante per essere lasciata agli economisti!

Fin dove dovrebbe spingersi questa virtualizzazione? Dove inizia il cuore dell’azienda?

Bisogna cercare di individuare il vantaggio concorrenziale della propria azienda e concentrarsi su questo aspetto. Proviamo a fare questo esperimento mentale. Oggi dovrò liquidare la mia attività, disdire l’affitto dell’ufficio, mandare a casa i dipendenti, vendere le attrezzature e i computer su ebay. Mi restano in mano le esperienze accumulate sul mercato e i clienti. Se ne avessi la possibilità, come rifonderei un domani la mia azienda? Rifarei daccapo le stesse cose, oppure opterei per una struttura organizzativa più snella e flessibile? Utilizzerei la stessa infrastruttura tecnica o mi guarderei intorno in cerca di soluzioni nuove e più efficienti?
Questo esperimento produce di colpo una nuova immagine dell’azienda: ce la fa apparire come più semplice e più efficiente e ci permette di distinguere l’essenziale dal superfluo.

Lei vive questo principio in prima persona?

Ovviamente. Molto spesso sono fuori per viaggi di lavoro, ho con me il mio notebook con UMTS, il mio Blackberry, la mia segretaria virtuale e dei luoghi stupendi che fanno da scenario al mio lavoro. Non avere un ufficio lo ritengo un privilegio.

Ma un’esternalizzazione radicale non comporta una perdita di controllo sulla qualità del proprio prodotto o servizio?

Al contrario. In linea generale si può sostenere che un’azienda specializzata, che si concentra su un singolo servizio, sia in grado di garantire una qualità delle prestazioni più elevata. Tuttavia bisogna fare attenzione alla scelta del giusto fornitore!
Oltre ai costi diretti occorre valutare i cosiddetti “costi opportunità”. Non bisogna quindi semplicemente confrontare i costi richiesti dall’azienda esterna in relazione ai servizi resi, ma piuttosto valutare se il fornitore sia effettivamente in grado di assicurarci gli standard di sicurezza e qualità che vogliamo offrire ai nostri clienti.
Piccoli errori possono infatti portare a grandi perdite in termini di profitto e credibilità. E questo costa molto di più dei soldi risparmiati per rivolgersi ad un fornitore più economico. Per concludere: se credete che la competenza sia troppo cara, provate con l’incompetenza!

 

 

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Giulia Bertani

Giulia Bertani è Assistente Marketing presso Segretaria24.it. In questo blog si occupa di temi di interesse per liberi professionisti e imprenditori che desiderano migliorare la propria produttività e ampliare il proprio portfolio clienti.

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